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Risorse idriche e irrigazione

L’uso plurimo delle acque: 
risorsa strategica della Lombardia

In Lombardia l’acqua è utilizzata 5 volte per oltre 130 miliardi di metri cubi 

Nella presentazione delle attività che porteranno alla stipula del Patto per l’acqua proposto dalla Giunta regionale è stato messo a disposizione un utile documento di conoscenza della realtà delle risorse idriche lombarde e dei loro utilizzi.
Con Programma di Tutela e Uso delle Acque la Regione si è dotata di uno strumento che ha approfondito l'analisi degli usi e dei fabbisogni differenti a scala regionale e suggerito linee per la gestione delle risorse idriche. Il Programma, che pure ha evidenziato la problematica della crescente concorrenza degli usi in regione, non aveva tuttavia previsto -come riconosce la stessa Regione- il presentarsi di una così drastica situazione di riduzione della disponibilità come quella che si è presentata negli ultimi tre anni.
Alcuni numeri però restano di significativa importanza per il quadro delle utilizzazioni delle acque in regione. L'apporto idrico annuo medio rappresentato dalle precipitazioni si aggira sui 27 miliardi di metri cubi. A fronte di questo apporto il volume concesso è di circa 130 miliardi di metri cubi all'anno. Questo fa ritenere , secondo il documento della Dg reti -che le acque in Lombardia vengano utilizzate a cascata circa 5 volte. Il dato è positivo indica un uso plurimo significativo, ma nel caso di una consistente riduzione degli apporti, come quella registrata negli ultimi anni indica una crescente riduzione delle riserve, che inizia da quelle collocate in posizione marginale. Le riserve sono stimate di 120 miliardi di metri cubi nei laghi, 300/500 miliardi nelle acque sotterranee e di 4/5 nei ghiacciai. Si stima, ad esempio, una perdita netta di 400 milioni di metri cubi nel volume dei ghiacciai, nella sola estate 2003.
L'uso più massiccio delle acque in regione è legato alla produzione di energia idroelettrica. A questo proposito va ricordato che la in Regione Lombardia si produce circa il 25% della produzione nazionale, che l'energia idroelettrica è l'unica energia rinnovabile con una produzione significativa e che comunque, a fronte di un aumento di potenza istallata negli ultimi anni si è assistito ad una costante diminuzione della produzione, benché non si sia ancora arrivati all'applicazione del Deflusso Minimo Vitale, nei termini previsti dalla legge e del Programma regionale.
Importante è anche l’utilizzazione di acque per il raffreddamento di centrali termoelettriche, si consideri la grande importanza del dato anche in ragione del fatto che la parte sostanziale di questi impianti grava direttamente sull'asta del Po.
Se si sottraggono i due usi precedenti, poiché restituiscono in alveo praticamente tutta la portata prelevata, anche se spesso in zone differenti dall'are di prelievo, il quadro delle utilizzazioni evidenza il ruolo preminente dell'utilizzo irriguo il più importante in assoluto. E' questo il motivo per cui è questo l'uso che in questi anni ha risentito di più delle crisi di disponibilità, i quantitativi richiesti sono stati pesantemente ridotti dalle effettive disponibilità di acque. Gli attuali sistemi irrigui a scorrimento, utilizzati in gran parte della regione sono i più inefficienti e comportano una movimentazione di grosse quantità di acque. Va sottolineato che i quantitativi utilizzati dalle colture costituiscono, insieme all'evapotraspirazione solo il 20% delle quantità che sono normalmente indicate complessivamente come uso agricolo (70% del totale) Il restante 80% di questo uso sono acque che si infiltrano nel sottosuolo e vanno ad alimentare gli acquiferi più o meno profondi, sono tratti da sistema delle acque superficiali, ma contribuiscono in modo importante ad alimentare il sistema delle acque sotterranee.
Dalle acque sotterranee dipende in regione il grosso dell'approvvigionamento potabile. Intervenire sul sistema di alimentazione di queste ultime potrebbe quindi -riconoscono gli stessi funzionari regionali- comportare anche una crisi più importante nell'approvvigionamento idropotabile, già evidente in quelle realtà che approvvigionano da acquiferi piccoli, alimentati solo dalle precipitazioni autunnali/primaverili, che sono quindi già andati in crisi in questi ultimi anni.
L'utilizzo irriguo è l'uso di acque più importante in tutto il mondo ed è finalizzato alla produzione di alimenti e resta pertanto l'uso prioritario da soddisfarsi immediatamente dopo il potabile.
Il decentramento amministrativo e il sistema delle deleghe delle competenze hanno distribuito a vari livelli le competenze relative alla gestione delle acque in generale e dei corsi d'acqua in particolare, “creando indubbiamente -si legge nel documento disponibile sul sito www.ors.regione.lombardia.it insieme alla documentazione dell’avvio del Patto) una gestione più democratica, che se non supportata da momenti collegiali rischia però di risultare localistica e autoreferenziale”. 
Sono competenti al rilascio delle concessioni per l'utilizzazione delle acque sia le Province, che la Regione, con un difficile raccordo che definisca una visione d'insieme dei corsi d'acqua o anche peggio delle acque sotterranee.
L'approvvigionamento idrico per l'uso civile viene pianificato dalle Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale, che trovano spesso però la resistenza dei singoli comuni a realizzare reti interconnesse che possano funzionare con fonti di approvvigionamento varie disponibili e produttive nei diversi momenti dell'anno. 
Le reti irrigue principali sono gestite dai consorzi di bonifica e irrigazione che possono gestire ottimizzando le possibilità di distribuzione e la disponibilità, “tuttavia gli stessi -a detta della Regione- non hanno un effettivo controllo delle acque irrigue all'interno dei comprensori, singoli derivatori si approvvigionano indipendentemente e la loro capacità di ottimizzazione può essere scarsa”.
La gestione del sistema di immagazzinamento delle acque, ove già esistente o dove realizzabile, serbatoi montani, laghi prealpini, canali bacinizzati, invasi di pianura, invasi subalvei, falda, ecc., diventa, soprattutto in periodi critici, una gestione complessa che deve prevedere strumenti di supporto alle decisioni efficaci.

Maggio 2007

 


 

Attività di informazione anno 2007 oggetto di manifestazione di interesse per l’adesione alla misura 111 del Programma di Sviluppo Rurale 2007-13 della Regione Lombardia cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il FEASR