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Suinicoltura

Suini, il settore attende risposte 
concrete e immediate contro la crisi

Ai produttori va solo il 12% del valore aggiunto della filiera suinicola

I suinicoltori, stretti tra l’aumento dei costi di produzioni e le stagnanti condizioni di mercato degli animali da macello, hanno avviato dal 2 giugno scorso una pesante forma di protesta 
Non verranno infatti rilasciati i certificati unificati di conformità (Cuc) per i suini da macello ed i certificati intermedi (Ci) per i suinetti. Il che significa, qualora lo protesta si prolungasse, il venir meno della materia prima necessaria per produrre i prodotti di salumeria dei circuiti Dop, il cui disciplinare richiede precisi e rigorosi adempimenti. 
Va ricordato che i prosciutti Dop, insieme agli altri prodotti di salumeria, occupano un posto di assoluto rilievo dell’agroalimentare italiano, ma che del valore aggiunto di questa filiera solo in piccola parte va agli allevatori.
Davanti ad una crescita record dei costi di produzione (in particolare dei mangimi) e a prezzi non più remunerativi (appena 1,15 euro al chilo contro cifre ben superiori per le produzioni che vengono dall’estero), gli allevatori suinicoli del nostro paese da tempo sono scesi sul piede di guerra e ora la
Nel 2007 il prezzo medio dei suini è diminuito dell’8 % rispetto al 2006, mentre il costo dei cereali e dei semi oleosi indispensabili per l’allevamento ha fatto registrare impennate vertiginose. 
La legittima protesta dei suinicoltori italiani ha, quindi, come scopo principale quello di denunciare un quadro ormai al limite del collasso. Gli allevatori sono allo stremo e non possono più operare in queste particolari condizioni, con i redditi che, proprio per i crescenti e inarrestabili costi di produzione e per i prezzi praticamente al ribasso, in poco tempo si sono dimezzati. basta solo una cifra per capire le difficoltà del settore: con gli attuali costi e prezzi, per ogni suino gli allevatori perdono 40 chili di prodotto.
Secondo Ismea, il valore del prodotto delle aziende suinicole è pari a circa 2,3 milioni di Euro.
All’uscita dall’industria, il valore della produzione cresce di quasi il 300%, raggiungendo la cifra di 9,3 milioni di euro, di cui il 79% rappresentato dall’industria dei salumi ed insaccati (di questo 79%, un quarto è rappresentato dalle produzioni Dop).
Alla fine di tutti i passaggi di filiera, il valore finale della produzione ammonterebbe a circa 19.690 milioni di euro: il 70% generato dal canale retail, il 23% dal canale ho.re.ca (Hotel, Ristoranti, Caffè, ecc.) ed il 7% dall’esportazione su altri mercati. Pertanto, secondo Ismea, l’incidenza del valore aggiunto in ciascuna fase della filiera suinicola è la seguente: 12% materia prima, 43% industria, 2% importazione, 43% distribuzione.
Per quanto riguarda i dati del segmento industriale della filiera suinicola, Ismea rileva che i macelli di carni rosse a bollo Ce presenti in Italia sono circa 630, di cui oltre la metà con annesso laboratorio di sezionamento. L’attività è tuttavia concentrata per il 65/70% in un numero limitato di impianti (circa 15 unità) con una capacità produttiva superiore a 100.000 capi l’anno. Per quanto riguarda invece le strutture di trasformazione, all’inizio del 2008 gli impianti industriali erano pari a circa 1.400 unità, mentre quelli di tipo artigianale circa 2.300 unità. Le prime venti imprese di trasformazione detengono poco meno del 50% di tutte le quote di mercato. Questi dati danno conto dell’importanza del settore che attende ora che si concretizzino gli impegni delle istituzioni, a partire dalle proposte scaturite tavolo della filiera istituito dal Mipaaf.

Giugno 2008


 

Attività di informazione anno 2008 che è stata oggetto di richiesta di finanziamento sulla Misura 111 del Programma di Sviluppo Rurale 2007 - 2013 della Regione Lombardia, cofinanziato dall'Unione Europea attraverso il FEASR