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Suinicoltura

Spiragli d'uscita per la crisi della suinicoltura lombarda 

Sofferto l’iter del riconoscimento della Dop Gran suino padano

Il settore suinicolo lentamente comincia a vedere spiragli di uscita dalla pesante crisi che ha contraddistinto gli ultimi anni, anche se si avvertono, come rileva l’Ismea, segnali di rallentamento della spinta propulsiva, che aveva caratterizzato sino a metà settembre il segmento del vivo.
Sono riemerse intanto le tensioni sulle quotazioni camerali di Mantova e Parma che in alcuni casi non sono riuscite a concordare la quotazione per le divergenze in sede di commissione tra i produttori ed i macellatori.
Il bilancio delle macellazioni si conferma positivo per il bestiame suino. Il dato del cumulato riferito al primo semestre 2008 mette in evidenza un incremento del 1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.con quasi 7 milioni di capi abbattuti.
L’ esame nel dettaglio evidenzia una sensibile crescita delle macellazioni dei lattonzoli (+5%), mentre i magroni registrano un significativo ridimensionamento (-10%); mentre i suini grassi registrano un lieve incremento (+1,6%).
Intanto prosegue l’iter della richiesta di Dop per il Gran Suino Padano. I Servizi comunitari hanno richiesto alle autorità italiane, ai sensi del Reg. (CE) 510/2006 e come avvenuto anche per altri dossier, informazioni supplementari necessarie al proseguimento dell'iter di riconoscimento.
Dal momento della ricezione della richiesta di chiarimenti, il Ministero ha sei mesi di tempo per trasmettere le proprie osservazioni alla Commissione, informando tempestivamente la Regione o le Regioni competenti e l'Associazione proponente la richiesta di riconoscimento come Dop in questo caso della denominazione Gran Suino Padano. Le informazioni complementari fornite dal Ministero verranno poi nuovamente esaminate dai Servizi comunitari per dar seguito alla procedura di riconoscimento.
Gli uffici di Bruxelles avrebbero rilevato la mancata corrispondenza tra la denominazione prescelta e l'areale di produzione individuato dal disciplinare. 
La zona di produzione prevista non comprende la sola Pianura Padana come la denominazione indica, ma si estende a larga parte dell'Italia centrale con l'inclusione di Toscana, Marche, Abruzzo, Molise, Umbria e Lazio. Per i Servizi comunitari mancherebbero inoltre inoltre nel disciplinare norme dettagliate circa la qualità e l'origine degli alimenti e alle restrizioni in materia di condizionamento. Per la Ue non adeguati risulterebbero anche i requisiti di etichettatura del prodotto, in particolare della carne fresca.
Non si ferma comunque l’attività di promozione del marchio. Per valorizzare la produzione, la commercializzazione e tutelare i consumatori e le aziende del settore (1.116 di cui 437 in Lombardia), la Giunta regionale lombarda ha infatti approvato lo specifico programma di iniziative proposto dal Consorzio Gran Suino Padano che riguarda una campagna informativa sulla stampa e i media, per un totale di 400.000 euro, di cui 200.000 stanziati dalla Regione Lombardia.

Ottobre 2008