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Risorse idriche

Il Patto per l'acqua è affondato? 

Ennesimo rinvio della sottoscrizione del documento sulla gestione delle risorse idriche

In una stagione che dopo anni di crisi idrica vede finalmente meno affanni nella gestione dell’acqua, sembrano affondare le prospettive di arrivare alla sottoscrizione del Patto per l’acqua. Dopo i continui rimandi è saltata anche l’ultima data prevista per la firma del Patto, già fissata per il 24 luglio, con un rinvio “sine die”, dettato “dall’insorgere di diverse problematiche”, come si legge nella stringata e sibillina comunicazione della Direzione generale Reti e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia.
La travagliatissima gestazione del testo del “Patto per l’acqua”, lanciato dall’allora vicepresidente Beccalossi e dall’assessore Buscemi, ha prodotto un documento che, seppure tra alcune ombre, traccia una serie di linee importanti nella gestione complessa dell’acqua nella nostra regione (si veda “Impresa Agricola” di maggio 2008).
A giudizio della Cia Lombardia, una larga intesa fra istituzioni, utilizzatori e gestori, consentirebbe di uscire dalla logica dell’emergenza e passare ad una fase più costruttiva di programmazione e di interventi strutturale, abbandonando così i pregiudizi e i preconcetti che in questi anni hanno pesato nell’affrontare la gestione delle risorse idriche.
“Ridurre la vulnerabilità delle risorse idriche e lavorare nelle strategie di adattamenti nel settore agricolo significa -come ha sostenuto il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi nel Forum promosso dall’Anbi- razionalizzare, integrare e rendere efficienti i diversi usi dell’acqua, cioè quelli che interessano l’agricoltura, l’industria, l’energia e la popolazione e questo richiede il contributo del più ampio arco di forze”.
Il Piano irriguo nazionale è stato rifinanziato, i Piani di sviluppo rurale sono stati approvati, ora occorre -propone la Cia- concentrarsi sulle priorità e sulle realizzazioni più urgenti: modernizzare la rete, realizzare strutturare per l’accumulo di acqua, piccoli e medi invasi per usi plurimi, avviare l’uso di risorse idriche non convenzionali, controllare gli emungimenti abusivi, diffusione di nuove tecniche di irrigazione, investimenti per il risparmio idrico, predisporre nuove opportunità assicurative.
Per quello che concerne i Consorzi di bonifica, la Cia ha rilevato l’esigenza di in un’azione riformatrice che li collochi in una logica di governo del territorio, in quanto autonomie funzionali e come strumenti di autogoverno degli agricoltori. 
Il compito dei Consorzi di bonifica dovrebbe concentrarsi sull’irrigazione, la gestione del ciclo integrale dell’acqua, la sicurezza idraulica, la difesa del suolo , quindi, il presidio del territori.
Secondo il monitoraggio coordinato dall’Inea, dal punto di vista idrologico, nel corso del secondo trimestre del 2008, i livelli idrometrici del Po sono migliorati di molto rispetto a quanto osservato nel corso del primo trimestre 2008. Inoltre, i dati osservati in questo periodo, confrontati con quelli relativi allo stesso periodo degli anni precedenti, sono risultati decisamente migliori.
Per quanto riguarda i principali laghi lombardi (Iseo, Maggiore, Garda, Como e Idro), si è evidenziata un’altezza idrometrica molto al di sopra dello zero convenzionale, pur considerando che nonostante le operazioni di svasamento controllato del lago di Como e del Lago Maggiore.
Per quanto riguarda le portate erogate ai fiumi si sono rilevati forti aumenti, tranne che per le portate erogate dal lago di Garda al fiume Mincio, per il quale l’incremento è stato meno rilevante. (Di.Ba.)


Lago d’Idro, accordo di programma con i comuni rivieraschi. Preoccupazione per i riflessi sugli utilizzi irrigui
Con la Dgr n.8/7418 del 13 giugno 2008 la Regione Lombardia ha deliberato di promuovere un accordo di programma per la valorizzazione del Lago d'Idro, al fine di ripristinare idonee condizioni di sicurezza e di valorizzazione turistica per i comuni di Anfo, Bagolino ed Idro, direttamente interessati dalla gestione del lago.
L’accordo potrebbe prevedere il riconoscimento dell'Eridio come lago naturale, con un prelievo massimo di 1,30 metri. Questa ipotesi preoccupa fortemente il settore agricolo delle aree interessate dalle captazioni di acqua dal fiume Chiese. “Pur reputando -si legge in una nota congiunta di Cia, Confagri-coltura e Coldiretti- di fondamentale importanza il raggiungimento di un accordo con i comuni lacustri in ordine alle problematiche di sicurezza e valorizzazione del lago, consideriamo che l'intesa non possa prevedere modifiche ai regolamenti vigenti per la gestione del lago d'Idro - sulla cui validità si è peraltro più volte espressa la stessa Regione- senza il necessario coinvolgimento delle parti interessate che tenga conto delle legittime esigenze di tutti gli utilizzatori”. Sono infatti circa 7.000 le aziende agricole che operano all'interno del Comprensorio della pianura orientale bresciana, a forte vocazione cerealico-zootecnica. “E' necessario quindi -scrivono i tre presidenti regionali delle organizzazioni agricole- un pieno coinvolgimento delle rappresentanze agricole nell'elaborazione delle scelte e della programmazione dell'utilizzo delle importanti risorse idriche rappresentate dal bacino del lago d'Idro”.

Luglio, 2008

 


 

“Attività di informazione anno 2008 che sarà / è stata oggetto di richiesta di finanziamento sulla Misura 111 del Programma di Sviluppo Rurale 2007 - 2013 della Regione Lombardia, cofinanziato dall'Unione Europea attraverso il FEASR”