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Verso le scelte finali: serrato il dibattito sulla riforma Pac
Entro la fine dell’anno dovrebbero essere definitivamente approvate le misure di riforma della Pac
Il lungo percorso della cosiddetta verifica dello stato di salute della Pac (health check) arriva questo autunno alle scadenze cruciali. La Commissione europea, nel tratteggiare la tempistica della riforma, ha sempre indicato nella fine dell’anno la definitiva approvazione delle disposizioni normative che cambieranno, più o meno decisamente, la politica agricola dell’Unione europea nel settore agricolo.
Già a settembre sono entrati nel vivo i negoziati a livello di Consiglio dei ministri agricoli e del Parlamento europeo sull’health check della Pac.
Il mese di luglio si era concluso con la discussione in Consiglio dei ministri agricoli europei, rimasta però su un piano piuttosto generale.
L’accordo politico dovrebbe avvenire nel corso del Consiglio di novembre, già in agenda per il 17 e 18 novembre con un’appendice eventuale il 28.
Parallelamente, il Parla-mento europeo si è confrontato il 23 settembre, in prima istanza in commissione agricoltura, con gli oltre 800 emendamenti alla relazione dell’europarlamentare Capoulas Santos.
Il voto in commissione parlamentare avverrà il 7 ottobre mentre la sessione plenaria per il via libera definitivo alla relazione é prevista per il mese di novembre.
Anticipando i tempi, il Consiglio agricolo informale del 21 settembre ha già iniziato a discutere del futuro della Pac dopo il 2013. Nonostante la
Commissaria all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, abbia manifestato perplessità sulla tempistica, sostenendo l’inoppurtunità del momento per parlare del “dopo 2013”, la presidenza semestrale della Ue francese ha deciso comunque di avviare la discussione sul futuro della Pac, guardando al di là della “scadenza” del 2013.
La tradizionale sensibilità dei governi francesi per i temi agricoli ha portato alla definizione di un documento ancora informale caratterizzato dall’esigenza di consolidare la legittimità della Pac, sia agli occhi di tanti paesi europei sia di fronte all’opinione dei cittadini comunitari. La sfida principale rimane quella alimentare, affiancata da altre priorità in linea con le politiche comunitarie in tema ambientale e di salvaguardia dei territori. A questi temi corrispondono alcuni obiettivi prioritari che il documento riassume nella sicurezza alimentare europea e mondiale, nel mantenimento degli equilibri degli spazi rurali per mantenere una localizzazione dell’occupazione agricola e nella partecipazione alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Tornando alle questioni più immediate, la discussione in corso sembra non ancora delineare esiti certi sui temi più importanti come, solo per citarne alcuni, la modulazione. la regionalizzazione e l’Ocm latte.
In più, anche se la questione è rimasta un po' in sordina, un’altra decisiva scadenza, quella della revisione del bilancio comunitario - il budget review del 2009 -, potrà avere impatti decisivi anche sulla Pac.
Senza adeguate risorse economiche anche la migliore riforma finirebbe per restare lettera morta.
La modulazione, ossia i meccanismo di trasferimento di maggiori risorse ai fondi dello sviluppo rurale
attraverso un “prelievo” dai titoli del premio unico, è tra i punti più delicati dei nuovi orientamento delineati dalla Commissione lo scorso maggio (si veda
“Impresa Agricola” n. 5/maggio
2008).
Quasi tutti i ministri agricoli dei 27 Paesi europei hanno criticato l'ammontare troppo elevato della modulazione, anche se hanno dimostrato in molti casi di condividere gli obiettivi della Commissione. Il solo Regno Unito si é dichiarato disposto ad accettare l'aumento, criticando invece la modulazione progressiva, troppo complessa. Su questa linea critica nei confronti della modulazione progressiva si sono espressi anche la Germania, l'Un-gheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Per quanto riguarda il contenuto delle principali critiche, molti ministri hanno fatto leva sulle legittime aspettative degli agricoltori, generate dalla riforma del 2003 fino al 2013, mentre altri hanno sottolineato come molte delle "nuove sfide" proposte dalla Commissione siano già contenute negli attuali Piani di Sviluppo Rurale.
Preoccupazioni sono state sollevate anche per quanto riguarda il cofinanziamento, con la Svezia che ne chiede l'eliminazione, mentre la Francia propone percentuali diverse dal 50 e 50. Il ministro Zaia, dal canto suo, si è espresso per una diminuzione delle percentuali della modulazione, sottolineando che i fondi ricavati per lo sviluppo rurale dovrebbero essere indirizzati al miglioramento della competitività delle aziende agricole. Commentando il dibattito, la Fischer Boel ha confermato il ruolo cruciale della modulazione nella sua proposta di riforma.
Le posizioni sono ancora molto diversificate, anche se quasi tutti i ministri condividono la necessità di un “atterraggio morbido” entro il 2015. Un aumento maggiore, oltre che dall'Italia (che ha chiesto un aumento totale fin da subito, senza progressività), é stato richiesto da Danimarca, Olanda, Spagna, Regno Unito, Lettonia e Svezia (in generale preferirebbero un aumento annuo del 2%). Per altri Paesi, che mettono in dubbio l'utilità di un aumento delle quote in questo momento, dovrebbe essere data priorità alle misure di accompagnamento. Molti ministri hanno parlato, a tal proposito, dell'articolo 68, vale a dire dei nuovi meccanismi d’intervento sui mercati. Altri Paesi, soprattutto i nuovi Stati membri, hanno chiesto una valutazione dell'impatto dell'aumento del 2% deciso per l'anno in corso prima di qualsiasi decisione su ulteriori aumenti. Sono stati anche evocati, in alcuni casi, strumenti alternativi quali la diminuzione del superprelievo, la revisione dei coefficienti del tenore di materia grassa e una compensazione a livello europeo.
Ottobre 2008
