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Pac: raggiunta l'intesa sulla verifica dello stato di salute
All’Italia un aumento del 5% delle quote 

Dal 2009 parte la "miniriforma" della Politica agricola comune

Sintesi delle decisioni

Il giudizio della Commissione europea

Il commento del ministro Zaia

L'impatto sull'agricoltura italiana

Dopo mesi di discussioni e di confronto in tutti i 27 paesi dell’Unione europea, il Consiglio dei ministri agricoli dell’Unione ha chiuso il 20 novembre la cosiddetta verifica dello stato di salute della Pac adottando le linee guida di una “miniriforma” della Politica agricola comune.


Le proposte della Commissione europea del 20 maggio scorso sono state le linee guida della discussione giunta a un compromesso finale che ha in parte corretto in termini più prudenziali le indicazioni originali della commissaria all’agricoltura Fischer Boel.


In sostanza, si può tuttavia dire che le indicazioni di fondo della Commissione sono state tutte recepite. Fine delle quote latte nel 2015 con un “atterraggio morbido” -per l’Italia un po’ meno di morbidezza-; fine del set-aside, spostamento -anche se inferiore del previsto- di risorse dai titoli allo Sviluppo rurale con il meccanismo della modulazione; nuova definizione dei meccanismi di sostegno ai settori: sono queste in estrema sintesi le novità più rilevanti che accompagneranno la Pac già dal prossimo anno.

Le scelte adottate dal Consiglio dei ministri che dovranno trovare ora la definitiva scrittura nei testi legislativi che saranno predisposti dalla Commissione.
Resta invece aperto il tema della regionalizzazione che occuperà prevedibilmente buona parte dell’agenda della politica agricola italiana dei prossimi mesi.
L’Italia, come è noto, sino ad oggi ha adottato il criterio della media storica per la definizione dell’importo dei titoli al premio unico spettanti ad ogni azienda.
Dal prossimo anno gli stati membri potranno rivalutare se adottare l’opzione della forfettizzazione dei titoli con le diverse formule. Senza entrare nel merito delle complesse modalità in cui potrebbe essere gestita la regionalizzazione, il dato più evidente che si tratterebbe comunque di un significativo spostamento di risorse tra i singoli beneficiari dei titoli e tra le aree geografiche dello stesso bacino regionale che potrebbe essere comunque più ampio dei confini regionali amministrativi.
La scelta del mantenimento dello status quo o della regionalizzazione (con le sue diversi opzioni più o meno “soft”) dovrà essere comunicata all’Unione europea entro la prossima estate.
La decisione che ha avuto maggior rilievo, anche se da tempo annunciata, è stata senza dubbio quella legata alle quote latte. 
Le quote finiranno, come del resto era già previsto sin dal 2003, nel 2015. Per arrivare a quella data, la Commissione ha previsto un aumento lineare per tutti i paesi dell’1% annuo, fatta eccezione per l’Italia che già dal prossimo periodo 2009/2010 avrà un aumento del 5%. Un ritocco, da tempo atteso peraltro, sul tenore nazionale di materia grassa di fatto porterà l’aumento al 5,8%.
Come e a chi verrà ripartito l’aumento del quantitativo di riferimento nazionale non è ancora stabilito, anche se le disposizioni che la legge 119/2003 già indica sono chiare. Servirà comunque almeno un decreto ministeriale per ripartire le assegnazioni a livello regionale. Secondo prime indicazioni del ministro Zaia  la decisione sarà adottata entro la fine dell’anno. 
La Cia Lombardia, in una nota al presidente della Giunta regionale Formigoni e all’assessore Ferrazzi, che ha già evidenziato che “dopo il risultato politico ottenuto dal ministro di aumento delle quote latte all'Italia, la fase di gestione di tale aumento deve essere demandata alle Regioni delle aree vocate. I criteri generali dovranno essere in funzione del mercato lattiero-caseario, prioritario per la ripresa dei redditi agricoli, dei Psr e della coerenza e legalità”. (Di.Ba)

Novembre 2008


Sintesi delle decisioni

Erano molte le questioni che hanno interessato la “verifica dello stato di salute” della Pac.
Dopo la comunicazione della Commissione del novembre 2007, esattamente dopo un anno l’iter delle decisioni si è concluso con il Consiglio dei ministri dei 27 paesi dell’Unione europea che hanno raggiunto l’accordo sulle modifiche da apportare alla politica agricola comune, che ora dovranno trovare la definitiva stesura in regolamenti. 
Queste, in sintesi, le principali decisioni.
Estinzione graduale delle quote latte: dato che le quote latte sono destinate ad estinguersi nell’aprile 2015, viene predisposta una “uscita morbida” dal regime mediante maggiorazioni annuali delle quote nella misura dell’1% tra il 2009/10 e il 2013/14. Per l’Italia verrà introdotta immediatamente, nel 2009/10, una maggiorazione del 5%. Nel 2009/10 e nel 2010/11, gli agricoltori che superano la loro quota di oltre il 6% dovranno pagare un prelievo del 50% superiore all’importo normale.
Disaccoppiamento degli aiuti: la riforma della Pac aveva “disaccoppiato” gli aiuti diretti corrisposti agli agricoltori, cioè i pagamenti non erano più vincolati alla produzione di un particolare prodotto. Nondimeno, alcuni Stati membri avevano scelto di mantenere una parte dei pagamenti “accoppiati” (cioè vincolati alla produzione). 
Ora i rimanenti aiuti accoppiati verranno disaccoppiati e integrati nel regime di pagamento unico (Rpu), ad eccezione dei premi per le vacche nutrici, gli ovini e i caprini, per i quali gli Stati membri possono mantenere gli attuali livelli di aiuto accoppiato.
Sostegno ai settori con problemi specifici (cosiddette misure “articolo 68”): attualmente gli Stati membri possono trattenere, per settore, il 10% dei massimali di bilancio nazionali applicabili ai pagamenti diretti, da destinare a misure ambientali o al miglioramento della qualità e della commercializzazione dei prodotti del settore in questione. Questa possibilità sarà resa più flessibile: il denaro non dovrà più essere speso necessariamente nello stesso settore, ma potrà servire ad aiutare i produttori di latte, carni bovine, carni ovine e caprine e riso in regioni svantaggiate o in tipi di agricoltura vulnerabili, oppure a sovvenzionare misure di gestione dei rischi quali polizze di assicurazione contro le calamità naturali e fondi comuni di investimento per le epizoozie; il regime diventerà accessibile anche ai paesi che applicano l’Rpus. 
Proroga dell’Rpus: gli Stati membri dell’Ue che applicano il regime semplificato di pagamento unico per superficie (Rpus) potranno mantenerlo fino al 2013 anziché dover passare obbligatoriamente al regime di pagamento unico (Rpu) entro il 2010.
Finanziamenti aggiuntivi per gli agricoltori dell'UE-12: ai paesi dell’UE-12 verranno assegnati 90 milioni di euro per facilitare l’applicazione dell’articolo 68 fino alla completa introduzione dei pagamenti diretti agli agricoltori. 
Impiego delle risorse attualmente inutilizzate: gli Stati membri che applicano il regime di pagamento unico saranno autorizzati ad utilizzare i fondi non spesi della loro dotazione nazionale per misure “articolo 68” o a trasferirli al Fondo per lo sviluppo rurale.
Storno di fondi dagli aiuti diretti allo sviluppo rurale: attualmente, tutti gli agricoltori che ricevono più di 5 000 Eur l'anno di aiuti diretti si vedono detrarre il 5%, quota che viene devoluta al bilancio dello sviluppo rurale. Questa percentuale verrà portata al 10% entro il 2012. Un ulteriore taglio del 4% verrà applicato ai pagamenti superiori a 300 000 Eur annui. I fondi così ottenuti potranno essere utilizzati dagli Stati membri a sostegno di programmi in materia di cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche e biodiversità, nonché per promuovere l’innovazione in questi quattro campi, o per misure di accompagnamento nel settore lattiero-caseario. Questi fondi stornati saranno cofinanziati dall’Ue al tasso del 75% e del 90% nelle regioni ammissibili all'obiettivo di convergenza, il cui Pil medio è inferiore. 
Aiuti agli investimenti per i giovani agricoltori: gli aiuti agli investimenti per i giovani agricoltori nell’ambito dello sviluppo rurale saranno aumentati da 55.000 a 70.000 euro. 
Abolizione della messa a riposo: è abolito l’obbligo per gli agricoltori di lasciare incolto il 10% dei seminativi. In questo modo potranno massimizzare il loro potenziale di produzione.
Condizionalità: l'erogazione di aiuti agli agricoltori è condizionata al rispetto di determinati vincoli ambientali, di benessere animale e di qualità alimentare. Gli agricoltori che non rispettano tali norme si vedono tagliare gli aiuti. Questo sistema, noto come “condizionalità”, sarà semplificato, ritirandone gli obblighi che non sono pertinenti o che ricadono sotto la normale responsabilità dell’agricoltore. Saranno aggiunti nuovi requisiti per salvaguardare i benefici ambientali del regime della messa a riposo e per migliorare la gestione idrica.
Meccanismi d’intervento: le misure di contenimento dell’offerta non debbono frenare la capacità degli agricoltori di rispondere ai segnali del mercato. L’intervento sarà abolito per le carni suine e azzerato per orzo e sorgo. Durante il periodo di apertura dell'intervento sarà ancora possibile acquistare frumento all'intervento, al prezzo di 101,31 euro/t, fino ad un massimo di 3 milioni di tonnellate; oltre questo limite, gli acquisti dovranno essere effettuati mediante gara. Per il burro e il latte scremato in polvere, i massimali sono fissati rispettivamente a 30 000 t e 109 000 t, oltre i quali l’intervento avverrà mediante gara. 
Altre misure: una serie di regimi di sostegno minori saranno disaccoppiati e trasferiti all’Regime di pagamento unico a partire dal 2012. Il premio per le colture energetiche verrà abolito.

Il giudizio della Commissione europea
La Commissione europea plaude all’intesa politica raggiunta dai ministri dell’Agricoltura dell’Ue sulla “valutazione dello stato di salute” della politica agricola comune (Pac). Questa verifica avrà per effetto di ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la Pac, liberando gli agricoltori dalle rimanenti pastoie affinché possano rispondere meglio ai segnali del mercato e affrontare nuove sfide. L’accordo verte su tutta una serie di misure, tra cui l’abolizione della messa a riposo dei seminativi, il graduale aumento delle quote latte fino alla loro estinzione nel 2015 e la trasformazione dell’intervento sui mercati in una pura e semplice rete di sicurezza. I ministri hanno convenuto anche di aumentare la modulazione, ossia il meccanismo per il quale vengono decurtati i pagamenti diretti agli agricoltori e il denaro così risparmiato è versato al Fondo per lo sviluppo rurale. Questo trasferimento di fondi consentirà di cogliere le nuove sfide e opportunità che si presentano all’agricoltura europea, dai cambiamenti climatici a una migliore gestione delle risorse idriche, dalla protezione della biodiversità alla produzione di energia verde. Gli Stati membri potranno anche aiutare i produttori di latte delle regioni sensibili ad adeguarsi alla situazione del mercato.
“Sono lieta che sia stato possibile trovare un compromesso che rispetta tutti i principi della nostra proposta originaria”, ha dichiarato la commissaria per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Mariann Fischer Boel. “La valutazione dello stato di salute altro non è che un modo per preparare gli agricoltori europei ad affrontare le sfide che li attendono nei prossimi anni, come i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, e affrancarli perché possano rispondere ai segnali del mercato. Grazie a un più cospicuo trasferimento di fondi allo sviluppo rurale, saremo in grado di trovare soluzioni adatte a specifici problemi regionali. Le modifiche approvate rappresentano un importante passo avanti per la Pac”. 


Il commento del ministro Zaia

L'Italia ha raggiunto, secondo il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, gli obiettivi prefissati su tutte e quattro le tematiche al centro del negoziato: il futuro delle quote latte; la modulazione (ossia il trasferimento delle risorse dagli aiuti diretti allo Sviluppo Rurale); le misure di sostegno per problematiche settoriali o regionali (articolo 68), e il recupero dei fondi non utilizzati. 
Sul fronte del latte, l'Italia ha ottenuto un aumento della quota di produzione del 5%. L'accordo prevede inoltre una revisione del metodo di calcolo della materia grassa nel regime delle quote: ciò significa che per il nostro Paese è prevista la possibilità di un aumento produttivo ulteriore di circa l'1%. Nel complesso l'Italia potrà usufruire di un incremento di circa 620 mila tonnellate, per un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro. Ciò consentirà agli allevatori di compensare ampiamente i quantitativi in esubero rispetto alla quota nazionale. 
“Non ci saranno sanatorie – ha precisato il ministro – prima si procederà alla regolarizzazione e al pagamento delle multe, poi si passerà alla distribuzione delle quote agli splafonatori. Avere le quote per il futuro non può prescindere dalla regolarizzazione”. 
Peraltro, l'Italia ha ottenuto un trattamento ad hoc: mentre per gli altri paesi Ue è previsto un aumento progressivo dell'1% l'anno, per cinque anni, il nostro Paese potrà invece attribuire ai produttori l'intero aumento già a partire dal 1° aprile 2009. Tale aumento consentirà alle nostre aziende di assorbire le eccedenze produttive evitando il pagamento del prelievo per le prossime campagne. 
In una nota in calce all'accordo sulla revisione della Pac, l'Italia ha reso noto che “le quote latte addizionali saranno assegnate in via prioritaria a quei produttori che sono stati responsabili del superamento della quota nazionale di latte”. “Si tratta di riportare alla legalità – ha dichiarato il ministro – coloro i quali, in virtù di un sistema iniquo, sono stati costretti a lavorare al di fuori della legalità. Inoltre, abbiamo spiegato alla Commissione e ai partner europei che l'incremento non è destinato a nuove mungiture".
Per quanto concerne il trasferimento delle risorse dagli aiuti diretti allo Sviluppo rurale (modulazione), l'impatto della misura è stato notevolmente ridimensionato rispetto all'ipotesi avanzata dalla Commissione e sono state accolte le preoccupazioni manifestate dall'Italia, che ha sottolineato l'esigenza di non ridurre eccessivamente gli aiuti diretti destinati ai produttori in una fase di mercato contraddistinta da notevoli elementi di incertezza. 
La modulazione introdotta dall'accordo ammonterà al 5% rispetto all'8% della proposta iniziale per lo scaglione di base tra 5.000 e 300.000 euro. Un'aliquota del 4% è inoltre prevista in aggiunta per gli aiuti superiori a 300.000 euro. Tutto ciò consentirà di varare nuove misure nell'ambito dello Sviluppo Rurale, finalizzate a consentire alle imprese di affrontare in modo adeguato le nuove sfide del mercato.
L'accordo ha introdotto poi un regime che consente agli Stati membri di intervenire con misure specifiche in presenza di problemi settoriali o regionali. L'Italia ha infatti chiesto ed ottenuto una maggiore flessibilità per l'attivazione delle misure previste dall'art. 68, in particolare l'aumento del tetto massimo al 3,5% per le misure accoppiate. In base al nuovo regime, si potrà destinare parte delle risorse previste per gli aiuti disaccoppiati a nuove misure: il nostro Paese avrà quindi la possibilità di incentivare la qualità o di sostenere determinati settori produttivi o alcune regioni, con una dotazione annua di circa 420 milioni di euro annui, dei quali 150 milioni erogabili attraverso misure accoppiate.
L'Italia ha inoltre chiesto ed ottenuto la predisposizione di meccanismi che consentano di poter utilizzare i fondi del regime di pagamento unico assegnati ma non richiesti dagli aventi diritto: sarà possibile utilizzare il 4% del massimale nazionale per finanziare le risorse necessarie per l'erogazione del sostegno specifico. L'Italia avrà quindi a disposizione circa 140 milioni di euro da poter usare quale sostegno specifico. Infine, per ciò che concerne il grano duro e il riso, l'accordo raggiunto prevede che sia possibile attivare una rete di sicurezza in caso di crisi di mercato. 

L'impatto sull'agricoltura italiana

L’intesa raggiunta in sede Ue sull’ “health check” della Politica agricola comune è frutto di una lunga e complessa trattativa che ha visto impegnati governi, Parlamento europeo, cha ha fornito importanti indicazioni e il suo ruolo deve essere necessariamente valorizzato, organizzazioni agricole, che, attraverso una continua azione, hanno dato un fattivo contributo. 
L’analisi nel dettaglio dei contenuti dell’accordo presenta aspetti positivi, ma lascia aperti anche alcuni problemi.
Sull’aumento del prelievo di risorse dal titoli Pac allo Sviluppo rurale, attraverso la modulazione, la decisione finale è stata al ribasso. Sull’impegno di garantire maggiori risorse agricole allo sviluppo rurale, sarebbe stato preferibile un maggiore coraggio. La proposta del Parlamento europeo, anche per quanto riguarda le fasce di applicazione della modulazione progressiva, avrebbe potuto essere più adeguata. 
Comunque, per quanto riguarda la ridefinizione dei programmi di sviluppo rurale, viste le nuove risorse e i nuovi obiettivi aggiunti, occorrerà ora avviare una discussione sui Psr già avviati. L’intesa sulle nuove sfide (cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione dell’acqua, biodiversità), che saranno finanziate attraverso le risorse aggiuntive per lo Sviluppo rurale, rappresenta un primo passo verso la Pac del futuro. Poiché le risorse sono comunque ancora limitate, è importante definire le priorità di utilizzo, in particolare nei confronti del sistema delle imprese. 
L’ipotesi iniziale di fissare un limite minimo ai pagamenti della Pac è stata modificata stabilendo un parametro tra 100 euro e 400 euro (i 250 euro previsti inizialmente sarebbero stati penalizzanti soprattutto per le piccole imprese italiane). Gli importi che verranno “risparmiati” saranno affidati alla riserva nazionale.
Sulle misure di intervento, in particolare con il nuovo art. 68 appare come elemento positivo è la maggiore flessibilità introdotta. Le scelte ora si dovranno tradurre a livello nazionale. La scelta su come indirizzare gli interventi, sin qui adottata in talia, per alcuni settori (cereali, vacche nutrici ed ovicaprini) ha visto una forte dispersione delle risorse (basta citare le poche decine di euro per ettaro di cereali) con interventi non certo efficaci. 
Occorre anche evitare che troppi settori e temi finiscano, in una sorta di calderone, nell’articolo 68, considerando che è necessario tenere conto del possibile finanziamento pubblico al pagamento del premio assicurativo. 
Tra i principali temi di discussione c’è ovviamente la concessione all’Italia dell’aumento delle quote latte del 5% in vista della fine del regime oramai definitivamente prevista per il 2015. 
Ora si aprirà la discussione sul riparto regionale e sui criteri di attribuzione delle quote ai singoli produttori.
La Cia Lombardia a questo proposito ha chiesto, con una nota indirizzata al presidente Formigoni e all’assessore Ferrazzi, un impegno istituzionale perché la gestione dell'aumento delle quote nazionali sia demandato alle Regioni. Ribadendo che i criteri generali dovranno essere in funzione del mercato lattiero-caseario (in particolare nel contesto delle produzioni Dop), prioritario per la ripresa dei redditi agricoli, dei Psr, della legalità e di salvaguardia del valore degli investimenti sostenuti dagli allevatori.
Sempre nell’ambito del settore lattiero-caseario, si registra un diverso trattamento tra le produzioni continentali e quelle italiane. Per il burro sono state, infatti, confermato alcune misure di ammasso privato, mentre per altri prodotti (formaggi dop in particolare) non è stata riproposta un'analoga misura.
Un altro tema che entrerà in discussione nei prossimi mesi è quello della regionalizzazione. La possibilità di ridefinire i criteri di attribuzione dei premi Pac (titoli) dovrà essere oggetto di una discussione a livello nazionale con le organizzazioni agricole. 
Per i l’insediamento dei giovani in agricoltura un elemento positivo è rappresentato dall’aumento del limite (70 mila euro) degli investimenti ammessi a contributo per i giovani agricoltori, che dovrà però trovare concreta attuazione eni singoli Psr regionali. Proprio in ragione della nuova Pac che nascerà dopo il 2013, il ricambio generazionale è fondamentale. Per questo anche lo stesso Parlamento europeo ha sollecitato interventi per ampliare e meglio indirizzare le misure a sostegno dei giovani e del loro inserimento. In questo contesto va affrontato e risolto prioritariamente la questione fondiaria.

Novembre 2008