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Pac, tutela delle denominazioni e mercati
mondiali al centro della Conferenza economica 

La Cia a Lecce fa il punto sullo stato dell’agricoltura italiana nel contesto mondiale

La seconda Conferenza economica, organizzata dalla Confedera-zione italiana agricoltori a Lecce dal titolo “Il futuro che vogliamo: più agricoltura”, è stata l’occasione per un confronto sul documento presentato lo scorso 19 maggio dalla Commissione Ue, con le proposte di modifica della Politica agricolo comune, nel contesto del cosiddetto health check (si veda “Impresa Agricola" di maggio 2008).
“I testi giuridici dell’ ‘health check’ lasciano agli Stati membri ampi margini di scelta su aspetti qualificanti, confermando la strada, secondo la definizione del ministro Zaia, del ‘federalismo della Pac’. Bene. Condividiamo. Alto e forte -ha rimarcato Politi- dovrà essere il potere di indirizzo e coordinamento del ministero sulle regioni perché le scelte siano rigorose e coerenti”. 
“La Pac oggi risponde bene all’obiettivo sostenibilità, meno a quello della competitività. Nell’ ‘health check’ -ha aggiunto il presidente della Cia- si aprono solo timidi orizzonti. Ma è proprio il capitolo delle nuove sfide che appare il meno convincente. Serve una sterzata in questo senso”. 
“Globalizzazione e liberalizzazione dei mercati -ha detto ancora Politi- sono processi inarrestabili. Sta agli stati Ue governarli perché i benefici siano ripartiti in modo equo; sta alle imprese collocarsi nei segmenti e mercati ove maggiore è la propria capacità di competere. Per il nostro sistema agroalimentare, il punto di forza è la qualità”.
Il ministro Luca Zaia, nel suo intervento alla conferenza, ha insistito sulla questione delle “multe latte”, comminate - ha detto - a fronte del fatto che ci e' stata assegnata una quota di produzione inferiore al fabbisogno interno. Su questo - ha aggiunto Zaia - la riflessione va fatta nell'ambito dell'health check e “l’Italia qualche voce in capitolo ce l'ha”. Il ministro ha poi ricordato i 49 milioni di ettolitri di vino prodotti dal nostro paese e le sue denominazioni, “storia dei contadini che si sono rotti la schiena". “Vogliamo che questa storia a livello europeo sia rispettata", ha affermato. il ministro ha ribadito le critiche ai recenti testi del Wto sui prodotti tropicali, sottolineando come questi in particolare provocherebbero problemi per il riso, col rischio di “dover cantierare la produzione italiana”, raccogliendo l'applauso della platea per parole in difesa dell'Italia nel quadro delle decisioni sul commercio internazionale. noi - ha detto - non blocchiamo le produzioni che vengono da fuori, ma "un minimo di calmieramento ci vuole" per esempio rispetto a quelle cinesi sulla cui produzione "qualcosa da dire ci sarebbe".
Parlando della modulazione, il ministro ha definito un problema lo spostamento eccessivo delle risorse sul secondo pilastro. comunque - ha specificato - va fatto, ma "con uno sguardo ai mercati".
Su questi temi è intervenuta anche la commissaria all’agricoltura europea Fischer Boel.“Dobbiamo cercare di trovare un compromesso sullo health check entro l'anno – ha aggiunto – e qualcuno dovrà' ingoiare il rospo". parlando dell'attualità' la commissaria ha sottolineato che la contingenza internazionale, a cominciare dalle inondazioni nello Iowa, sollecita l'abolizione del set aside nell'Unione europea per arrivare ad un aumento di un milione e mezzo di ettari coltivati nella prossima campagna. 
Sul tema del latte Fischer Boel ha ribadito di essere disponibile, a patto che ci sia una maggioranza, ad un incremento superiore al 5 per cento fino alla abolizione del regime delle quote. A proposito delle questioni relative al Wto l’esponente della Commissione Ue ha affermato di non essere pronta al momento a scommettere sulle questioni che stanno a cuore all'Europa. Le indicazioni geografiche sono un "must per l'Europa" – ha spiegato – "ma non possiamo non mantenere la posizione di primato sul mercato internazionale e quindi non possiamo isolarci anche se non dobbiamo svenderci".
“Non possiamo ripercorrere illusorie soluzioni protezionistiche. I dazi -ha detto il presidente della Cia- sono un’arma spuntata (e pericolosa) per un settore, come l’agroalimentare, che proietta (e vuole difendere) le sue eccellenze sui mercati mondiali, soprattutto nei paesi ricchi, e per un paese, come l’Italia, che mantiene, rispetto ai partner europei, la propria quota del commercio mondiale, e con metà delle grandi imprese che hanno trasferito all’estero parte dei processi produttivi”.
Nel sottolineare il deludente risultato del recente summit della Fao, a Roma, il presidente della Cia ha sottolineato che “all’interno dell’Unione europea, il rincaro delle materie prime ha contribuito all’aumento dell’inflazione, molto più per i prodotti trasformati (+9,4 per cento), che per quelli freschi (+4,2 per cento). I produttori di cereali hanno beneficiato in parte dell’aumento dei prezzi, molto più ne hanno tratto vantaggio i grandi ‘trader’ mondiali; gli allevatori e gli agricoltori sono stati danneggiati dal rincaro dei mangimi e dei prodotti energetici”. 

Giugno 2008


 

“Attività di informazione anno 2008 che sarà / è stata oggetto di richiesta di finanziamento sulla Misura 111 del Programma di Sviluppo Rurale 2007 - 2013 della Regione Lombardia, cofinanziato dall'Unione Europea attraverso il FEASR”