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Produzioni vegetali e viticoltura
Proteine vegetali, un'alternativa colturale interessante
Un manuale tecnico a disposizione di agricoltori e tecnici
L’approvvigionamento di fonti proteiche vegetali vede l’Italia, ma nel complesso l’intera Europa, fortemente deficitaria. va ricordato che la soia estera rappresenta il 70% circa della disponibilità complessiva Questo rappresenta sempre più un problema per la zootecnia lombarda, non solo per i costi delle materie prime proteiche (essenzialmente soia), ma per la sempre crescente domanda di mangimi per le filiere Ogm free. La produzione mondiale di soia, sia nordamericana che dell’America del Sud, è ormai largamente realizzata con varietà geneticamente modificate e sono sempre più evidenti le difficoltà a garantire forniture di prodotti Ogm free.
Le colture proteiche hanno avuto fortune altalenati nel nostro paese, spesso legate più agli incentivi comunitari che a reali indirizzi produttivi, quindi con l’assenza di vere e proprie filiere organizzate.
La necessità di diversificare le produzioni, insieme agli obblighi e alle opportunità offerti dalla nuova Pac, fanno però riemergere l’attenzione per le produzioni proteiche vegetali. A questo proposito può essere di utilità per i tecnici e gli agricoltori interessati il manuale pratico "Azioni di innovazione e ricerca a supporto del piano proteine vegetali", edito dalla Rete interregionale per la ricerca agraria, forestale, acquacoltura e pesca. Il manuale (consultabile sul sito web del Crpa che ha curato la ricerca ) offre un interessante supporto per la coltivazione di soia, pisello proteico, fava, cece ed erba medica, affiancati da appositi capitoli dedicati ai valori nutrizionali per la zootecnia e i trattamenti tecnologici.
Il progetto di ricerca alla base della pubblicazione ha confermato che l’erba medica è la coltura che consente di massimizzare la produzione di proteina per ettaro, soprattutto se realizzata con sementi idonee. Confermata anche la potenzialità del pisello proteico, con margini colturali lordi di 64 euro ad ettaro. Anche in questo caso il fattore determinante, oltre alla disponibilità idrica, è la scelta varietale. Interessante inoltre è l’evidenziazione della stima di unità di azoto lasciate dalle leguminose considerate che, confrontate con il prezzo dell’urea, danno una stima del risparmio possibile sulle concimazioni successive alla coltura proteica. Per il pisello proteico la coltura lascia mediamente 40 unità di azoto ad ettaro che, se riferite ai prezzi dell’urea del maggio 2009, significa un risparmio di 35 euro/ha.
Per la soia è interessante il riepilogo dei dati produttivi e della loro ripetibilità ottenuti dalle varietà testate che variano dalle 3,61 tonnellate/ha (varietà Taira) di sostanza secca alle 2,72 (Sarema).
Dal punto di vista nutrizionale è interessante il capitolo dedicato ai trattamenti tecnologici in cui sono descritte le ricadute in termini di impiego alimentare zootecnico del lavorazioni (fioccatura, estrusione, tostatura ed estrusione).
Ottobre 2009
