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Produzioni vegetali e viticoltura
Cereali, cresce la produzione e si allenta la speculazione
Repentina marcia indietro delle quotazioni del mais
La fiammata sui prezzi dei cereali, sia sui mercati italiani che su quelli internazionali, sembra essersi spenta con il ripiegamento su quotazioni decisamente più inferiori.
Le prime settimane di settembre hanno segnato una sensibile inversione della campagna commerciale 2008/2009 rispetto a quella che si è conclusa da pochi mesi. Secondo il professor Zuppiroli dell’Università di Parma, intervenuto sulla
“Newsletter Frumento Mais Soia” n. 21 del settembre 2008, “i fondamentali del mercato, la domanda e, soprattutto, la valutazione obiettiva delle quantità disponibili a livello mondiale riprendono infine il sopravvento dopo aver lasciato – forse troppo a lungo – l’iniziativa nelle mani dei fondi di investimento e degli speculatori in genere che hanno tratto beneficio dalle incertezze e dalla situazione commerciale che si era creata”.
Questa inversione di tendenza penalizza gran parte dei produttori delle grandi colture che si troveranno a rinunciare a prezzi e ricavi decisamente elevati come sono stati quelli registrati per il passato raccolto. Zuppiroli evidenzia che anche gli utilizzatori che, per necessità o per scelta strategica, avevano deciso di coprirsi per i mesi autunnali e per l’inverno acquistando ‘forward’ alla fine della scorsa primavera dovranno ora affrontare serie difficoltà di bilancio.
Il calo dei prezzi è particolarmente evidente nel comparto del granoturco secco. Le Borse merci registrano riduzioni dell’ordine del -40% rispetto a 12 mesi fa riportando prezzi intorno a 134 euro/t a Padova (per l’ibrido origine Friuli) e tra 151 e 152 euro/t a Bologna.
L’attesa di un raccolto relativamente abbondante di frumento e, soprattutto, la notevole quantità prodotta effettivamente di frumento di scarsa qualità, a destinazione feed, già aveva spinto al ribasso, nei mesi di maggio e giugno, le quotazioni del mais. Il noto rapporto di sostituzionalità tecnica che esiste tra i due cereali nelle preparazioni mangimistiche aveva rimesso in equilibrio il rapporto dei prezzi corrispondenti.
In giugno, quando,il prezzo del granoturco aveva quasi completamente recuperato il suo equilibrio con il prezzo del frumento, i contratti di approvvigionamento per avanti ad un costo intorno ai 225 euro per tonnellata potevano anche sembrare equi ed economicamente accettabili. La situazione del mercato non si è stabilizzata su quei livelli, ma ha continuato ad evolvere nella direzione di ulteriori ribassi per il granoturco. Infatti alla iniziale, abbondante, raccolta di frumento sta facendo seguito una disponibilità ancora più abbondante di granoturco. L’andamento climatico stagionale ha costretto inoltre ad un anticipo della trebbiatura per cui il raccolto di mais ha coinciso temporalmente con la disponibilità anche del sorgo.
L’aumento della disponibilità non è un fenomeno solo nazionale. A livello mondiale la produzione vede un significativo aggiustamento al rialzo rispetto alle stime
Usda di luglio: +8 milioni di tonnellate che portano l’offerta complessiva a 783 milioni. Di questi 307 sono attribuiti agli Usa dove le condizioni meteo hanno consentito il miglioramento delle rese. A livello europeo, infine, è stimata una produzione di 58,1 milioni di tonnellate contro un raccolto 2007 di 47,3 milioni. L’incremento più che ragguardevole (+22,8%) media il dato dell’Italia con quelli, talvolta superiori, che si attendono nel resto dell’Europa (in Romania, ad esempio, è stimato, dall’Igc, un raccolto di 8,3 milioni di t. contro 3,4 milioni nel 2007).
Infine è aumentata anche la previsione degli stock finali a 110 milioni di tonnellate, che comunque, nonostante tutto, rappresentano un livello ancora assai contenuto.
Tutti i fattori richiamati contribuiscono a spiegare ed a spingere in basso il prezzo del granoturco e favoriscono chi, avendo in mano contratti di fornitura per i prossimi mesi, si trova ad approvvigionarsi in questo momento della merce fisica.
“Credo -conclude Zuppiroli- che vada giudicato positivamente il fatto che gli equilibri del mercato fisico tornino a rappresentare il riferimento prioritario nelle valutazioni e nelle strategie degli operatori. Tuttavia, per il momento, le conseguenze di quanto avvenuto nei mesi precedenti non si sono ancora esaurite: la volatilità dei prezzi e le brusche oscillazioni, non solo al rialzo, ma anche al ribasso, continuano quindi a penalizzare la regolarità degli approvvigionamenti e dei flussi di materie prime agricole lungo le filiere agroalimentari con conseguenze reddituali pesanti e rischi di insolvenza”.
Ottobre 2008
