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Lattiero-caseario

Interventi comunitari per il settore lattiero caseario, grave crisi per le Dop italiane

Penalizzate le esportazioni delle Dop italiane

A fronte della caduta dei prezzi del latte degli ultimi mesi del 2008 e di inzio 2009, la Commissione europea ad adottato misure immediate sostegno dei mercati. 

 "L'inquietudine dei produttori  -ha dichiarato il commissario Fischer Boel -è evidente, come ho avuto modo di constatare parlando con molti di loro durante i miei viaggi nei vari Stati membri. È ora che l'Unione europea venga in aiuto. Le misure introdotte nella revisione della PAC daranno un forte impulso al settore lattiero-caseario, ma occorre che facciamo qualcosa fin da adesso perché la revisione si applicherà solo a partire dalla prossima stagione. Sono fermamente convinta che le misure proposte oggi contribuiranno in ampia misura a stabilizzare il mercato."


Dopo aumento del prezzo del latte e dei prodotti lattiero-caseari nel 2007 e all'inizio del 2008, la situazione del mercato lattiero si è ora completamente invertita. Con l'aumento dell'offerta nel mercato mondiale e la riduzione della domanda nel mercato interno, i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono stati spinti al ribasso, vicino se non addirittura sotto ai livelli d'intervento. 


La Commissione ha adottato quindi alcune misure. Per quanto riguarda l'intervento, l'acquisto di burro e latte scremato in polvere riprenderà il 1° marzo (per cui potrà beneficiarne la produzione di febbraio) e rimarrà in vigore fino alla fine di agosto. Le prime 30 mila tonnellate di burro e 109 mila tonnellate di latte scremato in polvere saranno acquistate ad un prezzo prestabilito (prezzo d'intervento). Le previsioni della stessa Commissione dicono che questa quantità di burro sarà assorbita molto rapidamente e che quindi occorrerà sostenere il mercato al di là di questo limite. Come è stato stabilito nella revisione della Pac, è possibile accettare quantità maggiori a prezzi che saranno fissati mediante bandi di gara quindicinali.  

I comitato di gestione ha approvato le misure suggerite dalla commissaria Fischer Boel, che  prevedono il ricorso a questo meccanismo nel caso in cui si raggiungesse il limite di 30 mila tonnellate per il burro e di 109 mila tonnellate per il latte in polvere, onde evitare che sia sospeso l'intervento in questo periodo di prezzi bassi.
Oltre ai meccanismo d’intervento sono state ripristinate le restituzioni all'esportazione. Un periodo costante di prezzi alti nel mercato mondiale aveva indotto le autorità comunitarie a sospendere, da giugno 2007, le restituzioni all'esportazione. In questo momento, con i prezzi del mercato mondiale al di sotto dei prezzi d'intervento e di mercato dell'Ue, gli esportatori europei non riescono più ad essere competitivi, tenuto conto anche che la situazione è aggravata dalle difficoltà legate alla crisi finanziaria e del credito. 
Le restituzioni all'esportazione saranno ripristinate non solo per il burro e il latte scremato in polvere, ma anche per tutti gli altri prodotti lattiero-caseari che erano ammessi a beneficiarne in passato, in particolare il latte intero in polvere e il formaggio. Le restituzioni per il burro e il latte scremato in polvere sono fissate mediante gara e la prossima serie di offerte verrà decisa la prossima settimana. Le gare saranno indette più spesso, passando da una a due volte al mese, per rendere più efficiente il sistema.
Come in passato, il ricorso alle restituzioni all'esportazione avverrà nel rispetto di quanto previsto dall’Organizzazione mondiale del commercio. 
L'ammontare specifico delle restituzioni dipenderà dalle offerte che perverranno dal settore commerciale e sarà determinato in base ai criteri fissati dalla Commissione Ue.
Sulla reintroduzione delle restituzioni all’esportazione le imprese casearie italiane hanno però evidenziato che il provvedimento rischia di non avere l’efficacia attesa per l’esclusione dalla restituzione proprio dei quantitativi destinati ai mercati di importanza strategica, come quelli nordamericani (Usa e Canada) e svizzeri


Complessivamente quindi il giudizio del settore caseario italiano sui provvedimenti comunitari è sostanzialmente negativo in quanto le produzioni Dop italiane di fatto non beneficeranno degli interventi decisi dalla Commissione.
I formaggi Dop italiani, Grana padano e Parmigiano Reggiano in primis, a soffrire maggiormente sui mercati interni ed esteri.

Nel 2008 il Parmigiano-Reggiano ha fatto segnare una decisa flessione dei prezzi all’origine. Dai 7,80 euro/kg dell’anno precedente è infatti passato a 7,40 euro/kg, con un decremento del 5% a fronte della crescita dell’11,1% del 2007. “Si tratta di quotazioni -sottolinea il Consorzio del Parmigiano-Reggiano, che si attestano al di sotto dei costi di produzione, e se si considera che già nel 2007 l’aumento dei costi aveva pressoché totalmente eroso quello delle quotazioni (al +11,1% dei prezzi aveva infatti corrisposto un aumento dei costi pari al 10%), è del tutto evidente fino a che punto si sia spinta una crisi che dura da 5 anni e che contrasta con indicatori che, al contrario, dovrebbero sostenere una migliore intonazione delle quotazioni”.

Secondo i dati del  Sistema Informativo Parmigiano-Reggiano diretto da Kees de Roest del Crpa,  i consumi domestici sono apparsi in crescita (esattamente come nel 2008) dell’1,2%, con un picco dell’1,5% nel Nord-Ovest e un aumento delle vendite che ha riguardato soprattutto i discount (+ 5%) e ipermercati e supermercati (+ 3%), mentre il dettaglio tradizionale ha fatto segnare una flessione dell’1,2%. Alla crescita dei consumi domestici si associa anche un evidente calo delle giacenze (- 3,1% nel dicembre 2008 sul dicembre 2007) e un altrettanto evidente calo della produzione, che ha fatto segnare una flessione del 2,14% dopo il calo dello 0,40% del 2007, attestandosi a 3.014.659 forme.

Mentre le quotazioni all’origine sono scese del 5%, il prezzo medio al consumo è salito, rispetto al 2007, del 5,5%, portandosi da 13,01 a 13,72 euro/kg. “Un valore – spiega il Consorzio – certamente non elevato in sé e, a maggior ragione, se rapportato con quello di altri formaggi che non hanno né le caratteristiche nutrizionali né i costi di produzione di un prodotto assolutamente naturale e artigianale come il Parmigiano-Reggiano, ma che comunque segna un differenziale tra quotazioni all’origine e prezzi al consumo che si è ampliato ulteriormente, a conferma della necessità di azioni rapide ed efficaci per salvaguardare un settore che oggi presenta elementi di sofferenza non più sopportabili”.
Vanno dunque in questo senso le ultime azioni deliberate dall’Assemblea del Consorzio, che per la prima volta, nei suoi oltre settant’anni di storia, effettuerà un intervento diretto sul mercato, associando al ritiro di 95.000 forme da parte dell’Agea (con la messa a disposizione di 2 milioni di euro da parte del Consorzio per garantire ai produttori quotazioni al di sopra della media 2008) un ulteriore ritiro di 50-55.000 forme da destinare ai mercati esteri.
“Dal mercato nazionale sarà così distolta una quota di prodotto pari al 5% (il 7,5% se riferita agli otto mesi di produzione sui quali entrambi i ritiri verranno effettuati), e contemporaneamente – dicono i dirigenti del Consorzio – avremo la possibilità di rafforzare quelle azioni sui mercati esteri che negli ultimi mesi del 2008 ci hanno portato alla stipula di un inedito accordo con gli esportatori per supportare interventi promozionali in aree che presentano reali possibilità di espansione dei consumi”.

PRODUZIONE DI PARMIGIANO-REGGIANO               
ANNATE CASEARIE  2007 / 2008               
(gennaio - dicembre)                                       
per provincia                                       

 

 

Caseifici

Caseifici

 

gen-dic 2007

gen-dic 2008

 

 

2007

2008

 

 n. forme

n. forme

var.%

Bologna

10

10

 

67.697

69.281

2,34

Mantova

31

29

 

330.141

322.193

-2,41

Modena

93

84

 

600.843

580.785

-3,34

Parma

192

189

 

1.123.623

1.113.568

-0,89

Reggio Emilia

119

117

 

958.301

928.832

-3,08

Totale *

445

429

 

3.080.605

3.014.659

-2,14



* Sono compresi i caseifici che hanno prodotto per un parte dell'anno.
I caseifici in attività al 31 dicembre 2008 sono 421 (nel corso dell'anno
8 unità hanno pertanto cessato l'attività o si sono integrati con altre strutture)



Fonte: Elaborazione SIPR su dati Sezioni CFPR        


Gennaio 2009