Ruolo
della ricerca, degli organismi professionali e
dello Stato per l'affermazione sui mercati dei
prodotti biologici
Pubblichiamo
l’interevento di Pina Eramo, presidente di
Anabio e vice presidente FerderBio, al workshop
tenutosi a Milano il 17 aprile presso l’ex
Istituto per
la Valorizzazione
Tecnologica
dei Prodotti Agroalimentari (ISVTPA), oggi centro
di ricerca del Consiglio per
la Ricerca
e
la Sperimentazione
in Agricoltura (CRA) afferente al MIPAAF.
La tendenza di aumento dei consumi di prodotti
biologici, registratasi anche in Italia negli
ultimi anni, attesta un cambiamento importante
nelle abitudini alimentari degli italiani: cresce
il consumo dei prodotti biologici
perché rispondono meglio alla richiesta di
qualità e salubrità avanzata dai consumatori,
perché vanno incontro alla richiesta di
sostenibilità ambientale avanzata dai cittadini.
Ma
il consumo cresce perché il lavoro svolto in più
di venti anni dal “mondo” biologico italiano
comincia a dare i suoi frutti ?, oppure perché
gli scandali alimentari hanno potuto di più?
I
temi connessi al cibo, alla sua qualità, alla sua
disponibilità, alla sua “vicinanza”, alla sua
natura “biologica o transgenica” sono temi che
riguardano tutte le componenti sociali e ai quali
noi possiamo portare, come contributo, il punto di
vista di chi si occupa di biologico.
Le
domande che, a tal proposito, noi ci poniamo sono
le seguenti:
- Il biologico praticato oggi interpreta nel modo
migliore possibile il tema modernissimo
dell’utilizzo sostenibile delle risorse?
- Quando e come riusciremo a fare in modo che il
biologico costi di meno e sia cibo per tutti?
Questo
processo produttivo va ripensato.
Anabio
è stata fra quelli che hanno difeso, nel corso
del processo di revisione della normativa
comunitaria, il mantenimento del concetto di “metodo produttivo” anche quando si è trattato di rivedere il
sistema di controllo (e si pensava di fare
riferimento esclusivo al Regolamento 882/2004); è
stato necessario salvaguardare l’approccio di
metodo perché solo una visione di insieme del
processo può aiutare a comprenderne la
sostenibilità ecologica.
Nella
regolamentazione delle norme di produzione
agricola e di allevamento, con l’aiuto spesso
“pionieristico” della ricerca, si è fatto
molto in tutti questi anni per conservare la
visione d’insieme anche se
molto c’è ancora da fare: affinare
ulteriormente le tecniche, ricercare nuovi mezzi
tecnici e nuove soluzioni soprattutto per gli
allevamenti, capire come difendiamo davvero e
nella pratica il biologico dagli OGM,
comprendere come recuperare principi
fondanti quali la valorizzazione della biodiversità,
le pratiche di compostaggio, le tecniche di riuso
e riciclo in genere che non possono essere
disgiunte da questo processo produttivo.
Lo
sforzo operato per stare “dentro”alla
compatibilità comincia a mostrare delle crepe non
a caso in quei settori dove la ricerca scientifica
è ancora indietro.
Acquacoltura
e vino ci pongono infatti problemi nel metodo
produttivo (la qualità delle materie prime dei
mangimi per il pesce e l’uso di sostanze quale
formaldeide e altre sostanze notoriamente tossiche
rappresentano segnali di debolezza). Non si
risponde alle attese dei consumatori indebolendo i
fondamenti del biologico. Lo stesso dicasi per il
vino: i nostri produttori sostengono che queste
norme prevedono l’uso di troppe sostanze
chimiche e perciò servono solo all’industria.
Con l’ausilio della chimica si riuscirà ad
avere un prodotto sempre identico: siamo sicuri
che sia questo quello che ci chiedono tutti i
consumatori? Diversi
studi sulla percezione ed il comportamento dei
consumatori attestano la tendenza a preferire e
ricercare gusti diversificati ed autentici, non
dannosi per la salute, ma capaci di generare
“benessere”.
Le norme che si avanzano cancelleranno le
piccole produzioni, che in questi anni hanno fatto
sperimentazione per ottimizzare il metodo, ed
hanno investito capitali per costruire le cantine
dedicate e trovare i mercati di riferimento?
Dunque
come rappresentanti del mondo produttivo
continuiamo ad interrogarci sulla sostenibilità
delle tecniche che adottiamo.
Ma
oggi è tempo che anche gli altri protagonisti si
interroghino su cosa sia e debba essere la qualità
e come rispondere alla richiesta di qualità.
Credo
che il biologico si possa affermare sui mercati e
conquistare maggiormente l’interesse dei
cittadini consumatori solo se riesce ad
interpretare al meglio e senza tentennamenti il
concetto di “qualità globale”. E
- dal
momento che le regole per la trasformazione devono
essere quasi tutte ancora scritte - si impone per
l’industria di trasformazione ed il mondo della
ricerca la necessità di individuare tecnologie
capaci di salvaguardare la qualità e la salubrità,
sapendo che l’innovazione dei prodotti non può
prescindere dall’innovazione di processo. Il
tema della sostenibilità deve essere
compiutamente assunto anche
dall’industria di trasformazione quale parametro
vincolante dell’intero processo produttivo.
Occorre
adottare tecnologie innovative al momento dell’approviggionamento
delle materie prime e della trasformazione; nella
fase di confezionamento ( studiando meglio il tema
packaging) nonché della distribuzione e fino allo
smaltimento dei residui di lavorazione.
Sul
tema della commercializzazione dal mondo della
produzione è stata espressa, in questi ultimi
anni, una grande capacità di andare incontro ai
consumatori: catena corta, vendita diretta, gruppi
di acquisto, e.commerce…tutte formule variamente
combinate e combinabili; tutte formule potenzialità
da incentivare adeguatamente.
Occorre
sottolineare il sostanziale “immobilismo”
della GDO che, a tutt’oggi, non sa trovare forme
di affermazione diverse dalla concorrenza sui
prezzi. Cibo industriale a prezzi stracciati. E la
politica adottata verso i produttori è la stessa:
acquistare ai prezzi più bassi possibili per
mantenere o aumentare il proprio margine di
profitto.
Noi
riteniamo che la qualità, ed il biologico in
particolare, meritano anche dal settore della
distribuzione, una considerazione diversa, un
nuovo approccio.
L’impronta
ecologica del metodo produttivo biologico e
quello della responsabilità sociale d’impresa
sono le attualità che devono riguardare tutti i
protagonisti della filiera.
Nelle
varie piattaforme di ricerca europee questi temi
ci sono. Potremo incontrarci, ognuno con i propri
argomenti, nella piattaforma nazionale che presto
dovrà essere costituita.
Per
quanto ci compete più nello specifico in quanto
organizzazione professionale, in relazione al tema
dell’affermazione sui mercati dei prodotti
biologici abbiamo messo in campo specifiche
politiche: attraverso la richiesta di priorità
vere al biologico nell’ambito dei Piani di
sviluppo rurale, e sul piano organizzativo ( anche
con il sostegno delle misure dei PSR e i
finanziamenti nazionali) con azioni miranti ad
aggregare la produzione, migliorare la logistica,
dare consulenza e formazione alle aziende sui temi
dell’innovazione e della sostenibilità anche
per riportare sui campi i giovani.
Ci
stiamo sforzando di costruire uno scenario futuro
nel quale dobbiamo riuscire ad aumentare la
presenza di giovani in agricoltura e dove
prevalgano figure imprenditoriali preparate e
consapevoli di un nuovo ruolo dell’agricoltura
capace di rispettare l’ambiente e le risorse,
fornire cibo ad un cittadino-consumatore che sia
sufficiente nella quantità e ottimo nella
salubrità.
Maggio
2009
