News
   
 
 
 

Filbio: risultati dell'analisi economica delle filiere biologiche in Lombardia

Pubblicate nel sito della Direzione Generale Agricoltura, www.agricoltura.regione.lombardia.it , le presentazioni delle relazioni che si sono svolte lo scorso 30 marzo 2009 al Bio-day, giornata aperta ai produttori e ai tecnici, per la presentazione di due studi - Filbio e India - condotti dall'Università Statale di Milano, Facoltà di Agraria con il finanziamento di Regione Lombardia a favore del comparto biologico lombardo.

Il progetto FilBio  - Analisi economica delle filiere biologiche in Lombardia e strategie di valorizzazione - è stato condotto dal Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Agroalimentare e Ambientale della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Milano,  e i risultati sono stati pubblicati su  due volumi specifici (analisi economica del settore agricolo e analisi economica della trasformazione e della distribuzione) tra loro interconnessi. Entrambi forniscono utili strumenti ai diversi soggetti coinvolti nella filiera, ai consumatori e alle stesse amministrazioni pubbliche per un corretto orientamento delle politiche di sviluppo e di supporto del settore.

FilBio riporta che la superficie ad agricoltura biologica rappresenta il 2,4% della complessiva SAU regionale, e il 2% dell'intera superficie biologica italiana. Il dato, raffrontato al dato ISMEA che calcola che nelle regioni del Nord Ovest si concentra ben il 41,4% dell'intero ammontare nazionale dei consumi di prodotti biologici confezionati, è la conferma numerica di una peculiarità nota del biologico in Lombardia: c'è forte divergenza tra l'offerta agricola, che è piuttosto contenuta, e la domanda finale, che è invece considerevole. La forte domanda, potenziale fattore di sviluppo per l'agricoltura biologica regionale non si traduce quindi in un fattore ditraino, e gran parte dei prodotti biologici venduti al consumo in Lombardia deriva da altre regioni e da importazioni.

I risultati di FilBio derivano da due indagini campionarie: la costruzione di una banca dati dei produttori agricoli biologici lombardi a partire da archivi esistenti, e un'indagine tramite questionario a un campione di 100 produttori agricoli biologici lombardi. 
Ne emerge un quadro dell'agricoltura biologica lombarda secondo il quale:
- la coltura biologica più estesamente praticata è la cerealicoltura, seguita dalle coltivazioni foraggere (prati, pisello, erba medica), localizzate soprattutto nelle province di Pavia e di Lodi;
- la superficie a orticole rappresenta una quota molto limitata del campione (2%) ed è localizzata principalmente a Bergamo, con produzione di insalate di IV gamma, il cui polo di produzione regionale è notoriamente concentrato in tale provincia;
- tra le coltivazioni arboree (3% della superficie del campione, la vite occupa una posizione predominante ed è localizzata prevalentemente in provincia di Pavia;
- i bovini sono gli allevamenti più numerosi del campione, e - bovini da latte - so concentrano a Pavia e Lodi; nel mantovano prevalgono i suini;
- il 19% delle aziende del campione svolge attività agrituristica e di fattoria didattica, confermando il legame tra agricoltura biologica e turismi attento alle problematiche ambientali;
- canali commerciali: il 30 % dei prodotti viene destinato direttamente dal produttore all'industria (imprese di trasformazione e cooperative); il 7% viene venduto direttamente da produttore alla distribuzione (GDO e negozi specializzati): entrambe le situazioni denotano un buon grado di coordinamento verticale tra fase agricola e altre fasi delle filiera e conseguentemente maggiore possibilità di razionalizzare e rendere più efficienti gli scambi. Il 25% dei prodotti del campione indagato pratica la vendita diretta. Il 31% dei prodotti agricoli viene venduto tramite grossisti, con conseguente allungamento della filiera e minore efficienza. il 51% dei prodotti del campione indagato viene commercializzato tramite accordi verbali, il che denota relazioni verticali ancora in forma embrionale e non formalizzata;
- i maggiori costi di produzione sostenuti dalle aziende agricole biologiche non sempre riescono a tradursi in prezzi di vendita superiori a quelli degli analoghi prodotti convenzionali, in particolare in orticoltura e cerealicoltura. Le aziende che ad ottenere i maggiori ricavi sono quelle di dimensioni significative, in genere produttori di riso e latte;
- il 21% dei prodotti del campione viene trasformato in azienda; la trasformazione rappresenta un importante strumento di valorizzazione delle produzioni aziendali.

L'indagine conclude indicando come possibilità di sviluppo per l'agricoltura biologica regionale la vendita diretta e le filiere lunghe integrate, anche per far fronte ai diversi elementi di debolezza del settore: ridotta dimensione produttiva, frammentazione strutturale, limitato grado di coordinamento verticale di filiera, competizione delle importazioni.

                                                                           Aprile 2009


torna al sommario